di Monica Ferrigno e Carlo Dameno.
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venerdì 1 maggio 2020

#IORESTOINLAB il 1° Maggio



Quando sono nato, negli anni settanta, si parlava poco di elettronica. Da piccolo ho sempre giocato con l’elettricità, una forza misteriosa che si trasformava di volta in volta in movimento, luce, calore, suono, magnetismo. Ho imparato col tempo che, quella strana forza, derivava da altre fonti di energia. Pedalando forte sulla bici, ottenevo un bel fascio di luce e, allo stesso modo, una ruota (turbina) poteva girare grazie all’acqua o al vento generando energia. Anche col fuoco, o spaccando il nucleo di una molecola, si ottengono calore ed elettricità. Mi accorgo che oggi il mondo ha subito la stessa fascinazione per tutto ciò che è elettrico; questa strana energia che pare venire dal nulla, sembra essere così “pulita”. Questo mi preoccupa. Certo, mi affascina l’idea di poter correre con un'auto silenziosa che passa da zero a cento km/h in tre secondi, ma a guidare siamo in parecchi, da dove prenderemo tutta quell’energia? Dove butteremo tutte le nostre enormi “pile” a fine vita? Perplessità da profano... so che tante risposte già esistono, risposte complesse, affascinanti, fiduciose. Semplicemente, per ora, non mi hanno convinto. Queste mie perplessità, e la voglia tornare a  giocare, hanno generato Vincenzina: una fabbrichetta iconica che crea energia dal calore di una candelina... È totalmente eco-illogica: trasforma la luce in luce. Paradossale come tante canzoni dell’Enzo da cui ho preso in prestito il nome. Come lui non sono qui a risolvere problemi cosi importanti, mi piace solo... insinuare un dubbio, un’ultima spiaggia.
M.D.